A Vincenzo Micocci: semplicemente grazie

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Stamattina a Roma è scomparso Vincenzo Micocci, un monumento per la musica italiana, ma diciamo per la nostra cultura in generale. Micocci era uno che aveva veramente orecchio e passione. Uno senza il quale l'industria discografica italiana — non com'è oggi, ma com'è stata — non avrebbe potuto coltivare la stessa ricchezza di fermenti, qualità e competenze, regalando al pubblico tesori inestimabili.

 

Orecchio e passione. Alla RCA di Roma, alla Ricordi di Milano, come alla sua etichetta It di nuovo a Roma, sempre scoprendo, stimolando o valorizzando nomi come Ennio Morricone e Luis Bacalov, Gianni Morandi e Ornella Vanoni, Rita Pavone e Bobby Solo, Venditti e De Gregori, e poi Rino Gaetano, Sergio Caputo, Ron, Paola Turci e decine di altri, dal jazz alla musica popolare, dal cantautorato — nato in pratica con lui ed Ennio Melis — alle "canzonette".

 

Una notizia tanto dolorosa, per una questione di affetto personale o per semplice stima e ammirazione, diventa ancora più amara vista la scarsa eco sui media. Non bisognerebbe assolutamente stupirsi visti i tempi che corrono, i "valori" e l'incultura che affollano siglette di TG e titoloni. Eppure, non c'è niente da fare, a vedere che tutto scivola quasi sotto silenzio, io mi stupisco ancora. A Vincenzo Micocci un semplice saluto, ricolmo di gratitudine.

 

ven, 5 nov 2010 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: Francesco De Gregori  Rino Gaetano  ennio morricone  Antonello Venditti  Paola Turci

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