Robert Johnson: slow me down, please

"Devo correre, il blues viene giù come grandine...". Altro che correre, a quanto pare il blues di Robert Leroy Johnson bisognerebbe rallentarlo, per sapere come suonava davvero all'origine. Questo secondo un'ipotesi rilanciata pochi giorni fa dal Guardian — ma già vociferata da tempo da alcuni musicologi — e cioè che le registrazioni del King of Delta Blues, il chitarrista che secondo la leggenda strinse un patto col Diavolo in persona — raccontato anche da Fratello, dove sei? dei fratelli Coen — influenzando mortalmente la musica a seguire, rock incluso, sono sempre state ascoltate alla velocità sbagliata.

 

Corrono gli anni '30. Per dire, molti dei testi di Robert Leroy sono improvvisati, seguono una scia scura, momentanea e irripetibile, ma il blues è così, sgorga dall'anima quando meno te l'aspetti. E l'anima di Robert è di quelle parecchio tormentate, visto che ha perso una moglie appena sedicenne per complicazioni da parto. L'industria discografica c'è e non c'è. Johnson lascia il segno — indelebile — con sole 29 tracce, registrate in una camera d'albergo di San Antonio, in cinque sessioni tra il '36 e il '37, poi se ne va per sempre, in circostanze mai ben chiarite, membro di quel "Club 27" cui fanno parte Brian Jones, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Kurt Cobain, Janis Joplin e tanti altri artisti morti a soli 27 anni.

 

Ebbene, al momento della pubblicazione su 78 giri, le registrazioni originali sarebbero state accelerate dalla Columbia, per errore o, più probabilmente, per scelta deliberata, per dargli più brio, rischiarare un po' di quel buio. Diversa velocità, diversa tonalità, diverso timbro di voce, diverso tutto: pezzi storici, sedimentati nel codice genetico di generazioni di chitarristi e di amanti del genere, da riconsiderare completamente.

 

Già fioccano virali su YouTube tracce audio "rinaturalizzate", cioè rallentate all'80-85% della velocità fino a oggi universalmente nota. Segue ipotesi fantamusicale intrigante ma non attendibile: e se fosse tutta un'invenzione di chi ripubblicherà l'opera completa "Right Speed" di Robert Johnson? L'idea (geniale) sarebbe estendibile a tutti i più grandi artisti della preistoria musicale, quelli dalle registrazioni incerte, chi accelerato, chi rallentato, "l'originale, come non l'avete

mai ascoltato". Un nuovo filone d'oro, dopo la moda delle rimasterizzazioni, riedizioni varie, inediti e rarità. Altra considerazione, più paradossale: se le "vere canzoni" di Johnson non avessero avuto lo stesso impatto, appeal e risonanza, finendo magari dimenticate in qualche sottoscala della memoria collettiva, ve la

sentireste, voi, di ringraziare la mano del pazzo che decise di storpiarle accelerandole?

 

mer, 2 giu 2010 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: Robert Leroy Johnson

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