Il potere sessuale della rockstar e relativi disastri per la scena italiana

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Il primo pavone che capitò per sbaglio a un concerto rock — era in un piccolo club della provincia emiliana — rimase impietrito. Tutta la cura per la sua caleidoscopica ruota, le penne e le piume da lisciare e sistemare, i laboriosi rituali d'accoppiamento, la mortale lotta per la selezione sessuale, quanta fatica sprecata. Ne parlò con altri pavoni: "stiamo sbagliando tutto". Al concerto successivo in mezzo al pubblico c'erano dieci pavoni, poi cento, mille, tutti allibiti. Quel cretino con la chitarra, sudato come un maiale, quell'altro che urlava quattro cazzate in un microfono, sudato peggio del primo, a fine serata avevano una fila di esemplari femminili davanti al camerino. Chi altri, magari brutto come un facocero, può mettersi così in mostra su un piano rialzato, il palco, scimmiottare malamente quattro cliché e, invece di rimediare la sua giusta figuraccia, portarsi nella tana un harem poligamo a serata?

 

Questo non è un trattato sociologico sull'entità groupie (meglio leggersi magari l'intervista alla mitica Pamela Des Barres), né una digressione moralista tra le pieghe del fenomeno all'alba di questi nostri anni '10. È un'analisi strettamente musicale, da ascoltatore preoccupato: purtroppo il potere sessuale della rockstar, in una scena ristretta e provinciale come la nostra, derivativa e imitativa per definizione, ha effetti collaterali devastanti. Andiamo a vedere il perché.

 

Come tutti i poteri anche il potere sessuale della rockstar è decretato dalla base. Poniamo l'ipotesi di un Gruppo Uno — non inteso come band, ma come insieme statistico -, formato da chi scrive e suona perché ha davvero qualcosa da comunicare: arte o artigianato va bene tutto, l'importante è che aggiunga anche solo una virgola personale al grande libro del rock. Questi esemplari sono ovviamente pochi, ma se emergono e al contempo centuplicano il loro successo nella selezione sessuale, è anche giusto e comprensibile, perché aggiungono un quid alla specie. Tocca solo sperare che la base di cui sopra ci capisca, ma spesso è giovane, inesperta, ingenua e — ahinoi — ormonale.

 

Infatti, non a caso, all'altro estremo c'è un Gruppo Due, formato da quelli che purtroppo, dapprima allibiti come il pavone di inizio storia, subito dopo hanno avuto una furba idea. Scrivono (male) e suonano (peggio) ma lo fanno "apposta per", si danno un tono maledetto, intellettualoide, sdrucito, dipende dal target, e via. Il più delle volte il trucco funziona, nessuno — anzi nessuna — si accorge della differenza, ci cascano come mosche nella tela, fanno chilometri, sacrifici e alla fine fanno la fila. Il Gruppo Due è un esercito virale che occupa quasi tutte le nicchie ecologiche a disposizione — piccoli club, spazi e occasioni — ed ecco dunque il disastro per quelli dell'Uno, che restano tagliati fuori.

 

Pare che i pavoni stiano per invadere in massa la scena indie rock alternative chic. Hanno messo via le loro caleidoscopiche ruote, saltano su chitarre amplificate e sono stonati come galline.

mar, 20 apr 2010 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: Rock  Live

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Commenti

  • solelory
    solelory
    21 aprile 2010, 17:05
    mi piace....

  • bamboo
    bamboo
    26 aprile 2010, 19:12
    Perfettamente d'accordo. Ma dai, esci dalla metafora!!! Basta politically correct. Facci i nomi!

  • Gabriele
    Gabriele
    29 aprile 2010, 13:24
    non e' questione di correct, e' questione di spazio! Piu' pratico fare i nomi del Gruppo Uno..

  • solelory
    solelory
    29 aprile 2010, 16:48
    approvo! ha ha ha per il gruppo due ci vorrebbero pagine e pagine....

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