I critici non vedono mai i film che recensiscono

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La stragrande maggioranza dei critici cinematografici — diciamo pure la quasi totalità — non vede i film di cui poi blatera sproloquia scrive su giornali radio tv. Non li vede fino alla fine, mai. No, non è possibile, i critici si perdono proprio il finale? Sì, si perdono il finale. No, non è possibile. Sì, è così. Assistono muti e diligenti a un'ora e quaranta cinquanta sessanta, due ore e mezza di film, poi proprio qualche minuto prima degli ultimi giri di pellicola scappano via, sbaraccano, volatilizzati: si riaccendono le luci e la sala è sempre vuoto deserto, dimensione Delta di Atomino Bip Bip, carte abbandonate.

 

Il motivo di un comportamento tanto misterioso, soprattutto per una categoria del genere, che di film in teoria dovrebbe vivere e nutrirsi dal primo all'ultimo secondo di proiezione, è in realtà semplicissimo. I critici cinematografici si comportano esattamente come il resto di tutto il pubblico: non guardano i titoli di coda di alcun film. Non appena sullo schermo si passa da luce e colore di una qualsiasi immagine — l'ultima, secondo loro — allo sfondo nero con una scrittina, scappano via.

 

Hanno fretta. Hanno da fare da chiacchierare da assaltare un buffet da intervistare da scrivere da distrarsi prima possibile da ciò che hanno visto. Non va bene rimanerci immersi ancora un po', starsene tra sé e l'eco delle scene migliori peggiori emozioni irritazioni. Fosse anche solo per ascoltare un pezzo maestoso e inedito di Michael Giacchino, o di Joe Hisaishi, James Horner, Guido e Maurizio De Angelis, Hans Zimmer, Ennio Morricone, oppure un brano storico di Elvis Jimi Bob Gabriel Eno Dylan Pravo Bono, su un impianto come si deve a tutto volume seduti in poltrona al buio, l'ascolto ideale.

 

Se ne vanno via, proprio loro che, di curiosità voraci, tanti anni fa protestavano davanti alla TV quando i titoli cominciarono a essere brutalmente stroncati da questo film è stato offerto da... Aceto Forte Paracqua, Mobili Orrendi, Vino Cartone. Ora se ne vanno via, ligi al riflesso pavloviano, (dis)educati da quella stessa tv, chiedendosi magari chi l'avrà offerto questo film: aceto mobili vino?

 

Una volta farò un elenco delle cose più belle che ho visto letto sentito durante i titoli di coda dei film, ma so che ci metterò anni, perché tra quelle righe scorrono Universi. Proprio pochi giorni fa ero in sala, titoli di coda silenzioso e solo. Torna la luce e scorgo qualche fila più avanti un collega, mai visto prima, inchiodato al posto matto come me, prima disorientato dalla mia presenza, poi quasi sollevato e anche divertito. Sembra che il treno stia partendo come alla fine de I due nemici, quando lui, proprio come Alberto Sordi, mi grida orgoglioso il suo Ciao!

 

mar, 23 mar 2010 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: Movies

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