Ciechi al cinema
Difficile andare al cinema, ultimamente. Quanto meno scegliere la sala e il film giusti. Non è un segreto che una pericolosa generazione pigrotelevisiva abbia già da tempo invaso i multisala e i cinema più centrali, portando con sé chiacchiere ad alta voce come nel salotto di casa, sgranocchi vari e sciabordio di bibite gassate, battutacce e trilli di cellulare. Minfilo in un cine dessai leggermente periferico, scegliendo ora e giorno anomali. Voglio starmene da solo perché è lultima occasione per recuperare una preziosa visione prima di arrendermi allipotesi dvd, e alla liturgia del cinema ci tengo troppo. Lastrazione, il rapimento di una sala buia hanno effetto non riscontrabile in nessunaltra rappresentazione dellumana arte. Guai se sento qualcuno di cui sopra parlare ad alta voce, commentare, sbuffare, perfino ridere troppo anche
durante la commedia più contagiosa.
Bene, la sala è pressoché vuota. Vi si aggirano altri due-tre cinefili abbrutiti come me. Per un tacito accordo, come dopo un patto di sangue alleterna e reciproca indifferenza, ci disponiamo alla massima distanza gli uni dagli altri. Anche la luce di servizio più fioca si è spenta, segno che la proiezione sta per cominciare, quando nel buio guizza una linea bianca che picchietta sul pavimento. Il bastone di un cieco. Un cieco al cinema? Che diamine ci fa? Oddio, no, è anche accompagnato. Una visione da incubo squarcia il mio pomeriggio, peggio che se lo schermo fosse stato avviluppato dalle fiamme. Si siedono proprio accanto a me. Addio. Laccompagnatore è lì per spiegare scena per scena il film al ragazzo non vedente. È la fine, penso, ma nonostante tutto non mi sposto, parrebbe troppo brutto.
Il fascio di luce illumina il pulviscolo sospeso nellaria, i rulli si mettono in movimento. Cominciano tre film, non solo uno, tre storie parallele e allo stesso tempo finemente intrecciate. Ci sono io, stupido egoista che allinizio si è preoccupato solo della sua visione, eventualmente rovinata dalle descrizioni dellaccompagnatore, che invece si rende conto che quelle parole aggiungono qualcosa, anche per lui che vede tutto, che adesso vede oltre. La guida è bravissima, misurata ed efficace: Lui entra nello studio, forse cerca un ricordo del figlio; lei è preoccupata, sta per piangere. C'è la storia che vive sullo schermo, ovviamente, e infine c'è quella incredibile dei miei compagni di cinema.
Stacco musicale, canzone e parole perfette per il momento. Panoramica sullorizzonte, lui probabilmente ripensa a lei. Non guardo più lo schermo, non serve, mi giro verso il vicino di sedia. Il ragazzo non vedente è totalmente
preso dalle note e dallatmosfera. Chiudo gli occhi anchio, fino alla fine del film.
ven, 2 mar 2007
- articolo di Gabriele Guerra
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