Messi-Maradona e il gusto delle cover

 

È in atto uninvasione silenziosa. Sono già qui tra noi, si sono infiltrate nei dischi e nelle classifiche, e non ce ne accorgiamo. È linvasione delle Ultracover. Non cover a forma di baccello gigante, sono ultra semplicemente per il numero, tantissime, ovunque, sempre di più. Il nostro personaggio di copertina, Michael Bublé, interpreta gli standard, in pratica fa cover. Grandi artisti sono appena usciti con interi cover album, ultima Patti Smith (vedi recensione), a volte monografici, vedi Bryan Ferry con Dylanesque e i nostri Avion Travel in omaggio a Paolo Conte.

 

Cover belle, sofisticate, sciape, meglio-delloriginale, non autorizzate Beyoncé ha dovuto bloccare luscita della riedizione dellalbum BDay, per lopposizione di Desree alla cover di un suo brano o autorizzate ma con strascichi, vedi battutine di Bersani sulla Pausini per Spaccacuore (soprattutto nella versione spagnola, sigla di una soap messicana), gli esempi sono mille.

 

Perché stanno aumentando vertiginosamente? Forse mancano le idee. O forse, come diceva Morricone tempo fa, le combinazioni melodiche tra le sette note sono esaurite da decenni. Così, piuttosto che provare a comporre qualcosa di nuovo, tanto vale rifare un originale, già collaudato, evitando anche il rischio di plagi involontari. Bene, allora bisogna sbizzarrirsi con gli arrangiamenti. Che ne dite di rifare le hit di David Bowie tutte acustiche, magari ricantate in portoghese? Già fatto, da Seu Jorge. I classici metal in versione latin jazz? Li fa già il Combo De La Muerte. Allora con un quartetto darchi. Vale a dire gli Apocalyptica e le loro cover dei Metallica. E i Kraftwerk stile merengue? Cè El Baile Aleman del Senor Coconut, già fatto...

 

Pazzesco, anche le combinazioni su come rifare le cover si sono esaurite? La siccità di idee originali dissecca la creatività, allargandosi anche al cinema con i remake: il film dellanno, The Departed, è una cover di Mou Gaan Dou, pellicola del 2002 made in Hong Kong. Tutto ciò mentre in tv passa un gol di Leo Messi. No, non è possibile, è una cover anche questo?

 

Il giocatore del Barcellona è brevilineo, argentino, numero 10, in pratica una cover umana del suo Maestro. Salta due avversari a centrocampo e si invola verso larea. Cercano di fermarlo uno, due, un terzo avversario, ma niente, salta anche loro e penetra nei 16 metri. Ed ecco lilluminazione che risolve. Non è mancanza di idee. Leo potrebbe tirare subito e chiuderla lì, invece no. Durante la corsa si è reso conto che la sua azione è quasi identica a quella di Maradona contro lInghilterra di ventanni prima, Mondiale 1986. Allora, a rischio di complicarsi la vita e papparsi il gol, scarta il portiere sulla destra, perde un po' il passo, recupera, infine segna. Solo per il piacere dellemulazione, di rifare il già fatto ma a modo suo, possibilmente migliorandolo.

 

Forse le idee mancano davvero, ma non è questo il motivo di tante cover. Il gusto della cover è innato. È il momento a sorpresa più bello di quasi tutti i concerti. È Cobain che si congeda sussurrando The Man Who Sold The World. È la vita, è nel nostro DNA. Che non a caso, proprio in questo istante, si sta replicando attraverso milioni di cover.

ven, 4 mag 2007 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: maradona

Commenti

Nessun commento.

I commenti sono chiusi.

Segnala a un amico via email