Suprema

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Scrivere è raccontare, raccontare è inevitabilmente raccontarsi. Pensate che frustrazione scrivere e raccontare per tanto tempo gli altri, senza poter mai veramente raccontare se stessi. Certo, fra le righe degli articoli ci siamo sempre, ma in teoria il giornalista musicale critico o cronista che sia deve cercare di rendersi trasparente, impercettibile, sacrificandosi per mettere in contatto il mondo degli autori e dei produttori con luniverso dei fruitori e degli appassionati. Un tramite invisibile. Tanto è vero che ci sono mille retroscena del nostro lavoro che non vanno mai in onda su queste pagine, e alla fine di un pezzo lo rileggi sempre pensando a quello che cè dietro e che nessuno saprà mai.

 

La recensione di un disco, va bene, ma dove è stato ascoltato, quando era giorno o notte? , e poi come per fredda via digitale o con tutto il packaging e mesi di anticipo , e in che stato danimo? Teso o sereno, galvanizzato o mortificato? Oppure unintervista: era una terribile telefonica intercontinentale in cui carpisci solo dei monosillabi, oppure un incontro vero, uno scambio umano? E le ore di attesa, lindirizzo sbagliato, il registratore che non registra, o i segni minacciosi di tagliare, altri-25-secondi-e-basta? Certo, non sono drammi, ovviamente, e non dovrebbe interessare niente a nessuno. Solo a noi che non possiamo raccontarci, o quantomeno dovremmo sempre cercare di evitare di.

 

Avete presente il nostro Tempo di Reazione? È lintervista a base di ascolti musicali a sorpresa. Non un quizzone, solo un modo diverso di parlare di musica mentre la musica cè. Tempo fa (gli aficionados potrebbero cercare fra gli arretrati chi e quando, ma non è questo limportante) mi ritrovo con lartista di turno verso la fine di un pomeriggio, il sole basso. La stanza è una sala riunioni freddissima, sicuramente troppo grande per noi due soli, un tavolone di cristallo ancor più glaciale e una ventina di sedie vuote che sembrano tenerci sottocchio severe. Di norma non ascoltiamo mai per intero le canzoni del nostro Tempo di Reazione, solo un minuto o due, ma quando metto lultima, sarà che forse siamo un po stanchi o che ci siamo già detti molto, penso che per una volta sarebbe bello ascoltarla tutta, anche perché è uno dei brani più significativi degli ultimi anni. In quel preciso istante lartista lei, è una ragazza dopo le primissime note, mi fa: Possiamo ascoltarla tutta?. E così è.

 

La luce di fuori adesso taglia obliqua laria, una grande parete spoglia si disegna con le ombre delle piante vicino alla finestra. La stanza si restringe, le note la stanno allagando tutta ma non affogheremo, è un dolce naufragare. Non guardo lei perché si è ripiegata su se stessa e sembra commossa, non vorrei essere invadente. Fuori cè un panorama insignificante, e cera già da prima una brutta, enorme gru, ma adesso noto il colore, giallo splendente, e allora penso a cosa starà costruendo. Magari una casa con una sala come questa, stessa luce ma più colorata, e piante curate non per rappresentanza, ma cresciute col tempo e la pazienza, il chiasso di qualche bambino. Dentro ci sarà una mamma giovane e bella come la mia interlocutrice, che riascolterà lo stesso brano per rifugiarsi nella stessa dolce malinconia, e nascerà un nuovo mondo gentile e imperfetto ma immune da tutto. Fino allultima nota. Ecco, per una volta mi sono raccontato.

ven, 11 apr 2008 - articolo di Gabriele Guerra

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