Playlist psicoattitudinali

 

Era il primo giorno in prova alla UltraFusion Consulting, per Simon Santisi. Un giorno pirotecnico. Una speciale task force era stata convocata d'urgenza dai vertici di una delle società più in vista sul mercato delle telecomunicazioni, con un obiettivo delicatissimo: gestire una fusione d'emergenza con un altro colosso, con riassetto dell'organico e vistosi tagli al personale. Un bagno di sangue agli occhi di Simon, semplice stagista accorpato alla missione quasi per caso, messo subito in disparte al tavolo di un gioco molto più grande di lui.

 

"Ci vorranno un paio di settimane per buttare giù un primo piano di fusione. Cercheremo di trarre delle indicazioni con una nuova serie di test psicoattitudinali, sentire i capi settore e fare un punto sul tipo di personale in esubero che".

"Forse non ci siamo capiti", l'amministratore delegato aveva interrotto quasi subito la relazione introduttiva. "Tra cinque giorni la Borsa saprà tutto delle nostre difficoltà, e tra dieci ci avrà già divorato l'anima. Dovete fare molto prima".

 

Simon Santisi ovviamente non aveva voce in capitolo, ma si era collegato già da alcuni minuti alla rete aziendale, mentre con l'altra metà del cervello continuava a seguire la riunione. Non riuscì a trattenersi quando gli venne in mente l'idea: "Usiamo le playlist". I più fino a quel momento non si erano neanche accorti della sua presenza. Ora lo squadravano severi. "Le playlist le cartelline con gli mp3 di tutti i vostri impiegati sono in condivisione sul server principale, le sto sfogliando proprio ora". Bel modo per bruciarsi al primo giorno. O forse no.

 

"Dicono molto sugli utenti, sì, insomma, sul vostro personale. Guardate qui: questo impiegato ascolta Frank Zappa, musica classica, indie rock e vecchio cantautorato. Ed è giovane, non un nostalgico. Questo denota curiosità, creatività, capacità di approfondimento. Si potrebbe pensare a un indice di variabilità di generi musicali, per tirare giù un valore sull'apertura mentale e l'intraprendenza. Altro esempio: qui c'è tanto reggae, segno di socialità. Il metal invece è orgoglio, senso di appartenenza, il jazz meditazione, esplorazione. Gente che sarà senz'altro utile al futuro della vostra società. Non solo, un altro indice potrebbe essere quello relativo agli album o ai singoli brani. Chi preferisce gli album è interessato a un discorso organico, logico e strutturato. Mentre invece guardate qui, c'è una sfilza di singoli da classifica. Questa playlist tutta pop commerciale è l'accettazione senza alcun filtro critico delle proposte delle grandi radio e della tv. Ce ne sono tante, perfettamente clonate, e non è un caso. Va bene lo svago, ma questo è un assorbimento molto passivo, scarsa ricerca, gente che subisce gli input supinamente. Non ci vorrà molto per scrivere un software in grado di analizzare in automatico tutte le playlist".

 

L'idea fu un trionfo, Simon Santisi immediatamente assunto, altro che stage. Solo che per la fusione e i tagli al personale la sua intuizione fu usata esattamente al contrario: licenziati Zappa, gli album e lo spirito critico, salvi tutti i singoli pop usa e getta.

ven, 7 dic 2007 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: Frank Zappa

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