All'anteprima cinematografica come sull'Air Force One di Obama

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Forse non tutti sanno che le proiezioni di anteprima per la stampa si svolgono in un'atmosfera del tipo: ci stiamo per imbarcare sull'aereo del Presidente degli Stati Uniti per una conferenza stampa volante e top secret, in partenza da Baghdad con destinazione Corea del Nord. Alcune anteprime, per fortuna non tutte, diciamo quelle dei titoli più "sensibili" per il mercato. Insomma sicurezza alle stelle. Per vedere un film? Già, per vedere un film. Ma il pericolo non viene dall'esterno, da pazzi attentatori che ce l'hanno con la stampa specializzata o con i produttori. Per le case distributrici di blockbuster i "terroristi" sembrano essere i giornalisti, tra i quali (a quanto pare) si annidano veri e propri pirati tecnologici, attrezzati per riprendere clandestinamente i film e metterli su internet, mandando in fumo milioni e milioni di incassi.

 

Prima di uscire per andare a una di queste anteprime, di solito faccio un rapido check in Rete: 9 su 10 il film è già illegalmente online. Poco male, la sicurezza, chissà perché, sarà comunque alle stelle. Una volta giunti sul posto si accede alla sala solo se il nostro nominativo risulta in elenco, precauzione ovvia e giustificata (anche se poi a volte, se si proiettano film troppo teen, non ci sono posti a sedere perché il tal giornalista, tra figli e amichetti dei figli, si è portato appresso 3-4 marmocchi). Prima però bisogna spegnere il cellulare, chiuderlo in una busta sigillata, oppure, a volte, lasciarlo in custodia alle gentilissime signorine della reception.

 

Anche un vecchio cellulare che neanche fa le foto, qualsiasi cellulare: sigillato in busta o consegnato.

 

Finita? No, non è finita. La zona appare circondata e presidiata da vari Men in Black anche loro gentilissimi ma con fisici imponenti, da bodyguard (evidentemente si sono verificati casi in cui anche i pirati erano belli grossi, quindi non si sa mai), e tanto di auricolare per dare-ricevere istruzioni a distanza — le sale ormai sono gigantesche — e in tempo reale. Non stiamo scherzando.

 

Se si ha fortuna e nel film in programma magari c'è davvero l'Air Force One con il Presidente in missione speciale, in pratica si può vivere l'illusione di vedere agenti con l'auricolare che escono dallo schermo, in perfetto stile La rosa purpurea del Cairo.

 

Ah, ultima precauzione prima di entrare in sala: una passata di metal detector sotto le ascelle, per controllare se non si nasconde magari una telecamera con treppiede (i filmati pirata, quando non sono estratti da dvd screener circolati negli studios, sono chiaramente ripresi con un treppiede). Non stiamo scherzando, neanche sul metal detector.

 

Insomma, in un modo o nell'altro si prende posto. Buio in sala, lama di luce, il lieve fruscio del proiettore: finalmente ci immergiamo nel magico mondo del cinema. Più o meno. Gli agenti con auricolare cominciano a camminare su e giù per la sala. Discreti, silenziosi e scuri come pantere, ma ci sono. Alcuni hanno un rilevatore di onde elettromagnetiche per vedere se ci sono dispositivi elettronici in funzione. Non stiamo scherzando. Un altro, di solito il capo, il più esperto e "cazzuto", fende l'oscurità con un binocolo speciale scrutando ogni movimento sospetto, ogni giornalista-pirata, chiunque. Non stiamo scherzando: è un fotomoltiplicatore per la visione notturna, di quelli in dotazione ai Marines...

 

Se non dimentico qualcosa, le contromisure finiscono qui, taser in giro non se ne sono ancora visti. Eppure, sotto sotto, tutto ciò forse regala un brivido in più al giornalista. L'illusione di aver assistito a qualcosa di più importante di un'anteprima di lavoro, un vero appuntamento d'elite, un evento blindato, quindi davvero unico ed esclusivo. Quanto è difficile, dopo esperienze del genere, tornare alla routine di una semplice anteprima senza pretese, buongiorno buonasera, tutti in sala e via, liberi di riprendere fotografare registrare e tutto quanto.

ven, 11 dic 2009 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: Movies

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