Fotocopie digitali

Processo da rifare. Non un processo qualunque, ma il primo vero processo contro lutente di un programma di file sharing, accusato cioè di download illegale di musica. Una grande casa discografica americana contro una casalinga più che disperata, condannata inizialmente a un risarcimento da capogiro: 220mila dollari. Ma il giudice ha rivisto la prima sentenza, perché lavere alcuni file in una cartella in condivisione non costituisce prova di pirateria digitale, cioè la diffusione accertata degli stessi file, tesi perorata a gran voce anche da professori universitari e varie organizzazioni del settore informatico e dei diritti del cittadino. Grande sconfitta per lindustria musicale, grande sospiro di sollievo (per il momento) per la trentenne Jammie Thomas, già disoccupata e in genere non fortunatissima, visto che il suo reato è comune alla quasi totalità della popolazione mondiale con un accesso a internet.

 

Cancellate quasi tutto. In realtà Jammie non è stata salvata dal giudice e dagli opinionisti. Si è difesa da sola, ma in modo così efficace da non poter essere riferito pubblicamente, parlando così: Egregi signori giurati, ho deciso di venire oggi a capo chino e cosparso di cenere per ammettere le mie colpe, accettando la richiesta di risarcimento. Prima però vorrei raccontarvi di mio zio, di quando da giovane ha fatto luniversità. Zio Charlie divide la sua vita universitaria, ma in pratica tutta la sua vita, in un periodo precedente allinvenzione della macchina fotocopiatrice e in un periodo successivo. Dice lui che prima che questo ritrovato diventasse accessibile a tutti, la testa funzionava davvero in modo diverso. Quando nellera precedente alla fotocopiatrice, dopo giorni e giorni di ricerche di un libro introvabile o di appunti fondamentali per un esame, uno riusciva a venirne a capo, tramite un collega, un amico o un semplice conoscente, doveva poi supplicarlo e solo a volte lo convinceva. Te li do, ma solo per un paio di giorni, servono anche a me, quindi seguivano pomeriggi in biblioteca e nottate di full immersion per capitalizzare al massimo il breve prestito. Appunti ricopiati a mano alla fioca luce di una candela e ripetizioni ad alta voce, per sedimentare le nuove nozioni e farle proprie. Dopo la fotocopiatrice tutto cambiò. Facilissimo trovare i testi, moltiplicati da migliaia di fotocopie di fotocopie: te li rubo solo un attimo, faccio delle fotocopie, e amen, state sicuri che quelle pagine non le avreste mai più sfogliate. Era la devastante sindrome da fotocopia, capace di trasformare i cervelli più brillanti nellhabitat naturale per il virus della pigrizia mentale. Lera digitale e di internet è uguale a quella post fotocopia, ma elevata allennesima potenza. Così veloce e facile che sapere tutto e subito significa non conoscere nulla. Ho riguardato le decine e decine di album scaricati illegalmente e, credetemi, il 90% era rimasto accatastato nellhard disk solo per occupare spazio, ascoltato di sfuggita, oppure trascurabile in termini assoluti. Ed ecco quindi il mio risarcimento, in piena coscienza e con mille scuse: gli unici tre album che adesso fanno davvero parte del mio bagaglio personale; prima di venire in tribunale sono passata allautogrill per comprarli e restituirli ai miei accusatori. Ah, sfogliando il booklet ho letto un po i testi e sbirciato le foto: dispiace se prima di lasciarveli faccio una fotocopia?.

ven, 10 ott 2008 - articolo di Gabriele Guerra

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