Il pianeta delle copertine da scimmia

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Sfortunati quelli che non hanno mai visto il film Il pianeta delle scimmie, per due motivi. Il primo, più grave, è che si sono persi un capolavoro della fantascienza di fine anni 60 (si parla qui delloriginale di Franklin J. Schaffner, non dellorrido remake di Tim Burton, uno dei rifacimenti più inguardabili di tutta la storia dei remake). Il secondo, meno grave, è che non possono continuare a leggere questo blog, per nessun motivo al mondo, perché si rovinerebbero unemozione unica. Si chiama comunemente spoiler, un richiamo in un testo critico, un articolo, per avvisare i lettori che di lì a poco si daranno grosse indicazioni sulla trama di un film o un libro, e che quindi, se non ne vogliono sapere, possono, anzi devono fermarsi lì.

 

SPOILER

Lettore avvisato mezzo salvato. Cosa centra insomma Il pianeta delle scimmie? Di recente ne ho acquistato una super edizione triplo dvd deluxe rimasterizzata, con tante ore di contenuti speciali da arrivarci fino allestate. E in copertina cosa cè? La Statua della Libertà semi distrutta su una spiaggia... Ma come si fa? Come si può buttare al vento uno dei colpi di scena più entusiasmanti della cinematografia mondiale? È un insulto al lavoro di regista, sceneggiatore e attori, che avevano sudato sangue per regalare quel brivido agli spettatori, ed è proprio là, sulla copertina del dvd che per prima dovrebbe custodire gelosamente il segreto, fino allultima inquadratura dellultima scena del film. Chi si è occupato di quellartwork è un incapace totale. Ha pensato alla forma senza badare alla distruzione del significato. Dopo un po ho cominciato a pensare se una mossa tanto scellerata fosse possibile anche sulla copertina di un disco, e francamente no, non mi pare. La musica ha un tipo di fruizione completamente diverso dall'oggetto filmico. Più lascolti e più ne godi, non ci sono veri e propri colpi di scena o finali a sorpresa...

 

O forse no? E se invece il problema esistesse, e per di più su quasi tutti gli artwork di cd del mondo? Ora che ci penso, perché ascoltare la prima volta un disco mettendosi a leggere nel frattempo, per esempio, la durata dei brani? Perché precludersi la sorpresa di uninfinita coda strumentale fatta di 11 minuti di chiasso? Per quale motivo sbirciare le virgole di un testo prima di ascoltare, in viva voce, la pausa a effetto di quella frase che ti colpirà al cuore solo se arriva quando meno te la aspetti, con effetto decuplicato? Non sono dettagli. Va bene un ricco booklet. Ma come per la Statua della Libertà dora in poi lo sbircerò solo dal secondo ascolto in poi.

 

ven, 2 feb 2007 - articolo di Gabriele Guerra

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