Il triangolo no

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Questa è la storia del classico triangolo: lui, lei, laltro. Potrei tirarla per le lunghe e riservarmi un finto finale a sorpresa, ma sarebbe un colpo di scena davvero troppo banale, quindi vi dirò subito che la lei in questione è solo un oggetto, la chitarra, mentre lui e laltro sono il rocker e il roadie. Il primo, dunque il nostro lui, è luomo dei trionfi, il frontman sempre in prima fila per definizione, la faccia da copertina, e di lei, della chitarra, non gli importa nulla, è solo uno strumento da usare e abusare per raggiungere la gloria, da logorare finché non ne arriverà unaltra, perfino da sfasciare per terra se cè da eccitare la folla. Il secondo, laltro, lavora nellombra, dietro le quinte, e al contrario la chitarra la cura, la ama: le cambia amorevolmente una corda rotta, la lucida con il panno giusto, regola i pick-up al millimetro. Lui e laltro non si sopportano. Non si guardano mai negli occhi, si incontrano fugacemente proprio quando si scambiano lei: stravolta stressata sfiancata quando il rocker la passa al roadie, pulita serena riposata quando il roadie la restituisce al rocker.

 

Non è facile, proprio perché di solito è al buio, seminascosto, e si aiuta solo con una lucina di servizio, ma avete mai provato a scrutare un roadie nel bel mezzo di un concerto? Se non sta lavorando su unaltra chitarra, non stacca gli occhi di dosso da quella in scena, soffre con e per lei, a volte vorrebbe scattare sul palco, intervenire, ma non può. Anzi, se siete degli emotivi non cercatelo, finirete per soffrire con lui. La prima volta lo notai a un concerto di David Bowie. Il suo chitarrista di allora, Adrian Belew, usava forzare il manico e il corpo in legno di lei per cambiare la tensione delle corde e distorcerne il suono. Ma dico: la leva no? Il roadie si contorceva a ogni mossa di quel maledetto chitarrista con il codino impomatato. Mi rovinai il concerto. E vi assicuro, nessun roadie è mai stato immune da questi tormenti. Quello di Jimi Hendrix non gli perdonò mai la volta che le diede fuoco. Come il roadie di Malmsteen, doppiamente triste perché il vichingo le diede fuoco solo per imitare Hendrix. O come quello di Kurt Cobain, che la sfasciava in mille pezzi soltanto per un ronzio di troppo, o di Brian Molko a Sanremo. Magari in tutte queste occasioni i rocker avevano sacrificato un pezzo meno pregiato della collezione, una sottomarca, ma era pur sempre una chitarra. Un mezzo per fare arte, costruito con cura, un oggetto con una vera anima. Cavoli se ce lha.

 

Ma ora sta per scattare lora X. È un appello che circola e cresce da anni su alcuni forum sperduti, dedicati alla tecnica pura, alta manutenzione della chitarra. Tutti i roadie del mondo lo hanno letto e sono daccordo sul come, resta solo da decidere il quando. Bisogna studiare il momento perfetto. E un attimo prima dellapoteosi finale dellultimo bis dellultima data del tour mondiale più ricco, in contemporanea su tutti i palchi del mondo, dallAustralia all'Europa e agli Stati Uniti, i rocker si gireranno distrattamente, tendendo la mano per afferrare il vuoto, tutte le chitarre sparite, e non sapranno più cosa fare. Subissati dai buuu del pubblico.

ven, 6 giu 2008 - articolo di Gabriele Guerra

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